
Dopo aver nominato il Battista (Cfr. Gv 5,33-35)… la cui testimonianza avrebbe già dovuto portare i Giudei ad orientarsi verso la Luce divina con una fede duratura, e non soltanto “per un momento” (Gv 5,35)... adesso Gesù parla di una testimonianza superiore a quella di Giovanni.
Si tratta delle opere, cioè dei miracoli che io sto facendo, ed in questo modo Gesù porta un'argomentazione che ai Giudei dovrebbe richiamare un celebre passaggio delle loro Sacre Scritture, ovvero quello in cui Mosè afferma: “Da questo saprete che il Signore mi ha mandato per fare tutte queste opere e che io non ho agito di mia iniziativa” (Nm.16,28).
Come già era stato per Mosè, anche Gesù non compie infatti queste opere “da se stesso” (Gv.5,19)... cioè di sua iniziativa... ma in attuazione della Volontà del Padre di cui per esempio, come ci ha detto in precedenza, Lui replica il potere di dare “la vita a chi egli vuole” (Gv.5,21).
La testimonianza superiore affermata da Gesù è dunque costituita dalle opere che il Padre mi ha dato da compiere* e... come vedremo più avanti... coloro che continueranno a restare increduli nonostante queste Sue opere, non potranno essere scusati... perché rifiuteranno questa testimonianza resa da Dio in favore di Cristo.
Segue: Gv 5,37-38

Questa differenza è importante, perché permette di capire che Gesù sta parlando di Sè stesso non come di un mero esecutore, un “canalizzatore” dell'azione del Padre... bensì come Colui che agisce in accordo con la Volontà del Padre (Cfr.Gv 5,19) per portare a termine (Cfr.Gv 4,34), ovvero per completare la Sua divina Opera di salvezza.
Segue: Gv 5,37-38