Gv 1,9

« Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.»

In contrapposizione alle luci ingannevoli che attirano l'attenzione religiosa dei popoli, Gv scrive che il Verbo divino è la luce vera (in greco alēthinon, vale a dire “ciò che è autentico”) che si irraggia nel mondo e, “dettaglio” assolutamente importante, che illumina non l'umanità in generale... bensì ciascun uomo, individualmente.
Questo è infatti il significato dell'espressione “panta” (ogni) “anthrōpon” (uomo) usata dall'evangelista, per il quale ogni singolo abitante del mondo è dunque una "sede" della manifestazione divina... dal momento che il Logos illumina lo spirito di ciascuno, personalmente.
Questo concetto, di "sapore" filosofico-stoico, si inserisce in modo naturale nell'impostazione teologica di questo Vangelo nel quale, sin dal primissimo versetto, Gv ha scelto il termine Logos... ben sapendo che i suoi contemporanei lo avrebbero colto nel significato legato alla sua provenienza filosofica.

Segue: Gv 1,10


Il Logos che illumina "ogni uomo"

Secondo la dottrina stoica il Logos era considerato la “ragione immanente al mondo”, che dava coesione al cosmo nella sua globalità, e si manifestava in ogni singolo essere umano, dotato di intelligenza.
Storicamente, questo concetto rivestì un'importanza straordinaria, e proprio il Prologo di Gv costituì la base sulla quale i primissimi pensatori cristiani poterono costruire una teologia cristiana che concepiva l'azione del Logos anche al di fuori del cristianesimo:
« Ansiosi di presentare il cristianesimo agli intellettuali del loro tempo, i Padri apologisti svilupparono tutta una teologia del Logos. Secondo una prospettiva stoica, lo presentarono come la “ragione seminale” di ogni cosa »  (E.Cothenet, Grande Dizionario delle Religioni, Ed.Piemme 1990, p.1164)
In particolare, proprio sul concetto espresso in Gv 1,9 poggiava un "ponte" che permetteva di dialogare con i filosofi platonici e stoici... e, per esempio, uno dei “pionieri” della teologia cristiana che lo percorse fu Giustino di Nablus, che assimilò il Logos del Prologo giovanneo al Logos stoico diffuso nel mondo (il lógos spermatikós)... e per conseguenza riteneva che i principi giusti formulati dai filosofi e legislatori pagani derivassero dal Logos che anch'essi avevano parzialmente trovato e contemplato.
Ispirandosi a Gv 1, 9, Giustino affermava « che tutti gli uomini partecipano al Verbo di Dio e ne deduce che tutti coloro che “hanno vissuto secondo il Verbo sono cristiani” (I Apol., 46)» (E.Cothenet, Grande Dizionario delle Religioni, Ed.Piemme 1990, p.1164). 
Nella stessa prospettiva si muoveva anche un altro celebre Padre della Chiesa, Teofilo d'Antiochia, che per formulare la sua dottrina teologica relativa al Verbo immanente e al Verbo proferito faceva ricorso al linguaggio stoico, distinguendo il Logos interiore (endiáthetos), cioè il Verbo che Dio aveva dentro di Sé... e il Logos proferito (prophorikos), cioè il Verbo divino che si comunicava al mondo.
D'altronde... lo stesso Paolo di Tarso esprimeva un concetto in sintonia con la dottrina stoica del Lógos spermatikós quando per esempio scriveva nella sua epistola ai Romani “Tutte le volte che i pagani, che non hanno la legge, praticano le azioni prescritte dalla legge, seguendo il dettame della natura, essi, pur non avendo la legge, sono legge per se stessi. Essi mostrano che l'opera voluta dalla legge è scritta nei loro cuori” (Rom 2,14-15) … senza poi dimenticare il fatto che “l'apostolo dei gentili” espresse dei principi di "sapore" stoico anche durante il suo celebre discorso all'Areopago (At 17,28).
Da questo punto di vista, il principio teologico scaturito da Gv 1,9 si collegava anche alla celebre profezia della “nuova alleanza” di Geremia “Io porrò la mia legge in mezzo a loro e sul loro cuore la scriverò”(Ger 31,33)...
Questa apertura intellettuale e teologica che caratterizzò le posizioni dei “Padri della Chiesa” durante l'alba dell'era cristiana, fu poi via via  “soffocata” nel corso dei secoli da parte di coloro che usarono anche in maniera intollerante il principio dell' “Extra Ecclesiam nulla salus” [ovvero “Fuori dalla Chiesa (la propria) non c'è salvezza”]... negando dunque anche ciò che l'evangelista Giovanni aveva invece scritto con chiarezza: Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo(Gv 1,9).
Ahiloro... ci sono ancora oggi dei "cristiani" che  negano questo principio (ricondotto dagli studiosi nell'alveo della cosiddetta “teologia naturale”)... attuando così una clamorosa “involuzione” rispetto all'apertura di spirito dei primi teologi cristiani... e negando l'universalità della divina Realtà di Cristo.

Cristo nell'Uomo
Quel che è certo è che... al di là della “chiusura” mentale e/o teologica di quanti vorrebbero limitarLo... Lui è e rimane “Cristo nell'uomo”.

Su questo argomento, vedi anche il mio post:
"Autografo"

P.S. bis - Riguardo al concetto universale di salvezza riscontrabile in questo Vangelo, vedi anche le letture di:

- Gv 1,12
- Gv 3,15
- Gv 3,36
- Gv 17,3