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Io sono la via e la verità e la vita (Gv 14,1-31)

In questo 14° capitolo entra nel vivo il discorso di addio che Gesù ha iniziato non appena Giuda è uscito nella notte (Cfr. Gv 13,31).
Come stiamo per vedere, Gesù fornisce ai discepoli la spiegazione del vero significato della sua dipartita: la sua morte concederà a loro la possibilità di raggiungere anch'essi la Realtà di Dio, unendosi a Lui nella fede.

Gv 14,1

« Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.»

Oltre ad aver appena preannunciato il rinnegamento di Pietro, Gesù ha fatto capire ai discepoli che è ormai prossimo il momento della separazione... e che la Sua missione non è destinata ad avere successo nel senso terreno che loro si aspettavano.

Gv 14,2

« Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? »

Dopo aver invitato i suoi discepoli ad avere fede, nel senso di appoggiarsi fermamente su di Lui e sul Padre, Gesù adesso aggiunge “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore”.
Queste dimore non sono qui da intendere al pari delle diverse classi, o settori di merito, che in quell'epoca si pensava formassero il Gan Eden, cioè il “Paradiso” giudaico.

Gv 14,3

« Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.»

Gesù continua a rassicurare i discepoli dicendo che anche loro saranno nella dimensione divina, in comunione con Lui in quel “posto” che Egli preparerà per loro, per poi prenderli con Sé.
Ciò accadrà successivamente alla sua glorificazione* pasquale, perché è proprio grazie alla sua elevazione (Cfr. Gv 12,32) sulla croce che potrà realizzarsi questa promessa di Gesù: perché dove sono io siate anche voi.

Gv 14,4

« E del luogo dove io vado, conoscete la via".»

Precisando ai discepoli che loro conoscono la via che conduce nel luogo dove Egli sta per andare, Gesù vuol significare che la riunificazione con Lui non sarà per gli stessi discepoli una realtà futura, raggiungibile soltanto dopo la loro morte... bensì una “meta” accessibile già nel corso della loro esistenza terrena.

Gv 14,5

« Gli disse Tommaso: "Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?".»

Similmente all'incomprensione appena palesata da Pietro (Gv 13,36)... qui è Tommaso a non comprendere le parole di Gesù, e anche Filippo si troverà tra poco in una situazione analoga (Gv 14,8-9).

Gv 14,6

« Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.»

Rispondendo a Tommaso, Gesù pronuncia qui una delle sue più celebri autodefinizioni: Io sono la via, la verità e la vita.
In precedenza, Lui già aveva detto di essere “il pane della vita” (Gv 6,35; Cfr. Gv 11,25)… e l'evangelista, all'inizio del Prologo (Gv 1,3-4), aveva scritto che “(In) Ciò che è stato fatto, in questo Egli (il Logos) era la vita, e la vita era la luce degli uomini”. [Vedi “Gv 1,3-4 (Nota esegetica)”]

Gv 14,7

« Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto".»

Mettendo in relazione la conoscenza del Padre alla conoscenza di Sé stesso, Gesù dice “Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio”.
Egli sta dunque dicendo che nella misura in cui si accoglie e si comprende Lui, si comprende anche il Padre in quanto Dio che ama l'umanità (Cfr. Gv 3,16-21).

Gv 14,8-9

« Gli disse Filippo: "Signore, mostraci il Padre e ci basta".
Gli rispose Gesù: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? »


Dicendo “Signore, mostraci il Padre”, Filippo sta chiedendo a Gesù una diretta manifestazione di Dio, una teofania sul tipo di quella che per esempio anche Mosè aveva richiesto a YHWH dicendoGli: Mostrami la tua gloria ! (Es. 33,18).

Gv 14,10-11

« Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.»


A Filippo, che Gli ha richiesto una manifestazione del Padre (Cfr. Gv 14,8), Gesù dice: “Non credi che io sono nel Padre e il Padre in me?”... e con questo interrogativo mette in evidenza come sia unicamente grazie alla fede che il discepolo può riconoscere la vicendevole presenza di Lui, in quanto Figlio, nel Padre… e del Padre in Lui.

Gv 14,12

« In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.»

Gesù inizia adesso a formulare delle promesse a favore di quanti dimostreranno di avere fede in Lui.
“Chi crede in me – dice ai discepoli – anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi”… e così anticipa loro la realtà che si concretizzerà nel tempo successivo alla sua imminente dipartita per andare al Padre.

Gv 14,13-14

« E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio.
Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.»


Rivolgendosi ai discepoli, Gesù ha appena promesso che quanti crederanno in Lui potranno compiere delle opere addirittura “più grandi” (Gv 14,12) delle sue… e questa possibilità è strettamente collegata all'ulteriore promessa che Lui qui rivolge a loro: qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò.

Gv 14,15

« Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.»

Riferendosi per la prima volta all'amore rivolto a Lui... Gesù dice adesso che questo amore può essere comprovato soltanto da una ben precisa condotta di vita, vale a dire l'osservanza dei suoi comandamenti.
Pur se Lui ha lasciato un unico comandamento, ovvero l'amore che i suoi discepoli sono chiamati a rivolgersi “gli uni gli altri” (Gv 13,34), qui Egli parla di comandamenti al plurale.

Gv 14,16

« e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre,»

Gesù annuncia che la sua risposta all’amore dei discepoli che osserveranno i suoi comandamenti (Cfr. Gv 14,15), sarà quella di pregare il Padre affinché doni a loro un altro Paràclito.
Si tratta della prima delle cinque promesse dello Spirito Santo-Paràclito (Cfr. Gv 14,16-17; Gv 14,26; Gv 15,26; Gv 16,7-11; Gv 16,13-15)... Il quale è indicato come il continuatore dell’opera di Gesù dopo che Questi sarà tornato al Padre (Gv 14,2-3).

Gv 14,17

« lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.»

Definendo il Paràclito (Cfr. Gv 14,16) come Spirito della verità, Gesù ne delinea una peculiarità che fa capire come questo Spirito di fatto prolunghi la sua azione.
In precedenza anche Lui si era infatti auto-definito in quanto “verità” (Gv 14,6)... sia in riferimento alla Rivelazione divina da Lui manifestata, sia in relazione alla distinzione che le sue Parole di verità operano tra quanti le accolgono (Gv 9,39) e quanti le rifiutano.

Gv 14,18

« Non vi lascerò orfani: verrò da voi.»

Dicendo ai suoi discepoli che non li lascerà orfani, Gesù li rassicura sul fatto che la sua dipartita per far ritorno al Padre non provocherà una sua assenza... bensì la sua divina presenza in quei credenti che, grazie alla fede, vivranno con Lui una nuova comunione, spiritualmente ancora più profonda... perché parteciperanno alla Sua stessa Vita e così saranno esistenzialmente uniti a Lui* nonché... attraverso di Lui... diventeranno “uno” anche con il Padre (Cfr. Gv 17,21).

Gv 14,19

« Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.»

Poiché il mondo vede solo ciò che materiale, a coloro che vi si identificano è preclusa la “visione” raggiungibile con lo sguardo della fede.
Per questo motivo Gesù… riferendosi al periodo successivo alla sua Pasqua di Risurrezione... dice ai suoi discepoli “Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più”.

Gv 14,20

« In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.»

“In quel giorno” è una tradizionale espressione usata dai profeti ebraici per designare il tempo dei grandi interventi divini (Cfr. Is 2,17; 4,1s; ecc.) e, in bocca a Gesù, essa indica il “giorno” della Pasqua di resurrezione, a partire dal quale inizia... grazie all'effusione del suo Spirito... il tempo della salvezza, a cui accedono coloro che credono in Lui.

Gv 14,21

« Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui".»

Come già abbiamo visto durante la lettura di Gv 14,15, l’espressione “i miei comandamenti” va qui riferita al solo comandamento dato da Gesù, vale a dire il “comandamento nuovo” (Gc 13,34), la cui “declinazione” al plurale va intesa come l’insieme di manifestazioni che l'amore fraterno e la carità nei confronti del prossimo possono assumere nell’esperienza esistenziale dei credenti... quali attuazioni concrete del divino insegnamento del Maestro.

Gv 14,22

« Gli disse Giuda, non l'Iscariota: "Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?".»

Il discepolo che prende adesso la parola... e che l’evangelista precisa non essere l’Iscariota... è colui che nella tradizione sinottica viene nominato come “Giuda, quello di Giacomo” (Lc 6,16), noto anche come Taddeo (Mt 10,3) (o Lebbeo).