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Gv 19,31

« Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.»

Nella tradizione sinottica la morte di Gesù è seguita dal racconto di alcuni eventi eclatanti: “il velo del tempio si squarciò in due” (Mc 15,38; Mt 27,51)... “la terra tremò, le rocce si spezzarono” (Mt 27,51)... “molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono” (Mt 27,52)...

Gv 19,32-33

« Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui.
Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe.»


Al fine di accelerare la loro morte, i soldati si avvicinano ai tre condannati per spezzare loro le gambe.
Quando però arrivano a Gesù, si rendono conto che Lui è già morto per cui – scrive l'evangelista - “non gli spezzarono le gambe”.

Gv 19,34

« ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.»

Pur se i soldati hanno visto che Gesù è già morto, uno di loro con una lancia gli colpisce il fianco, come se volesse accertarsi che sia proprio così... ed il colpo inferto fa uscire sangue e acqua.
Sul piano simbolico, ciò sta a significare che dal costato di Gesù sgorga la salvezza costituita dai doni dello Spirito e della Vita eterna, rappresentati rispettivamente da acqua (Cfr. Gv 7,38-39) e sangue (Cfr. Gv 6,51-55). 

Gv 19,35

« Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.»

Parlando del testimone oculare che ha visto uscire sangue e acqua dal costato di Gesù, l'evangelista non ne rivela l'identità ma, evidentemente, si tratta del “discepolo che Gesù amava” il quale, come abbiamo appena visto, si trovava ai piedi della croce accanto a Maria (Cfr. Gv 19,26).

Gv 19,36

« Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.»

Per ribadire che l'evolversi della situazione rientra nel superiore piano del Padre, l'evangelista scrive che quanto è accaduto costituisce il compimento della Scrittura, e questa sua annotazione può essere intesa in una duplice direzione:
Da un lato essa rinvia ad una norma della Legge mosaica, che si riferisce all'agnello pasquale prescrivendo ai Giudei : “non ne spezzerete alcun osso” (Es 12,46; cfr.Num 9,12).

Gv 19,37

« E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.»

Rafforzando ulteriormente ciò che ha appena affermato (Cfr. Gv 19,36), ovvero che nella passione di Cristo tutto sta avvenendo a compimento della Scrittura, l'evangelista fa qui riferimento ad un brano profetico nel quale Zaccaria annuncia la liberazione escatologica di Israele ad opera del Signore, mediante un personaggio misterioso del quale il profeta scrive: “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto” (Zc 12,10).