Visualizzazione post con etichetta Cap.3 (22-36) L'ultima testimonianza di Giovanni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cap.3 (22-36) L'ultima testimonianza di Giovanni. Mostra tutti i post

Gv 3,22

« Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si tratteneva con loro, e battezzava.»

Dopo la permanenza a Gerusalemme per la Pasqua, durante la quale ha avuto luogo anche il colloquio con Nicodèmo, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea.
L'evangelista non si preoccupa qui di indicare in quale località Gesù e i suoi si siano recati, ma invece precisa che là si tratteneva con loro, e battezzava.

Nota su Gv 3,22

Il carattere spiccatamente teologico del quarto Vangelo, nonché il suo marcato simbolismo, in passato ha indotto molti esegeti a sollevare svariate obiezioni riguardo alla veridicità storica della narrazione di Giovanni.
Soprattutto negli ultimi decenni questa tendenza è stata invece sovvertita, via via che all'interno della comunità internazionale degli studiosi è stata messa in evidenza l'effettiva qualità dei dati storici, topografici ed anche narrativi riportati dal quarto evangelista.
Tra questi ultimi si colloca il fatto raccontato dai versetti nei quali ora ci troviamo (Gv 3,22-24), ovvero quella fase battezzatrice del ministero di Gesù della quale i Sinottici non fanno invece alcun cenno.

Gv 3,23

« Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c'era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare.»

Più ancora del fatto che Giovanni battezzasse a Ennòn, vicino a Salìm, è qui importante il fatto che l'evangelista attesti la coesistenza dei due battesimi, celebrati in contemporanea da Gesù e dal Battista.

Gv 3,24

Giovanni Battista
(Dipinto di Leonardo da Vinci)
« Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.»

Questa precisazione dell'evangelista fa risaltare una diversità rispetto alla tradizione sinottica, nella quale per esempio Luca racconta prima l'imprigionamento di Giovanni Battista (Lc 3,20) e poi il battesimo di Gesù (Lc 3,21-22).

Gv 3,25

« Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale.»

La contemporanea attività battezzatrice di Giovanni e di Gesù aveva originato una discussione che vedeva da una parte i discepoli di Giovanni e dall'altra un Giudeo.
E' significativo osservare come l'evangelista narri questo fatto indicando la purificazione rituale quale oggetto della discussione, senza nominare espressamente il battesimo.

Gv 3,26

« Andarono da Giovanni e gli dissero: "Rabbì, colui che era con te dall'altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui".»

Rivolgendosi a Giovanni Battista, i suoi discepoli identificano Gesù come "colui che era con te (…) e al quale hai dato testimonianza" e... pur se non è loro intenzione mettere in dubbio quanto il loro Rabbì ha già detto in precedenza (Cfr. Gv 1,29-34)... sono comunque perplessi per il fatto che Gesù sta battezzando e tutti accorrono a lui, e dunque Egli riscuote un successo che va al di là di quanto loro si aspettassero.

Gv 3,27

« Giovanni rispose: "Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo.»

Mediante la sottolineatura di questo principio religioso, Giovanni mette subito in chiaro che Gesù non avrebbe la possibilità di attirare a Sé tutti coloro che “accorrono a lui” (Gv 3,27), se dal cielo - cioè da Dio - non Gli fosse stato concesso quel potere.
Il Battista ribadisce così la superiorità di Gesù, che si sta semplicemente prendendo ciò che Gli spetta per Volontà divina.

Segue: Gv 3,28

Gv 3,28

« Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”.»

Ricordando quanto aveva già affermato in precedenza (Gv 1,20)... "non sono io il Cristo"... Giovanni chiarisce ulteriormente ai suoi discepoli che è giunto il momento di cambiare prospettiva.
Infatti, precisando "sono stato mandato avanti a lui", il Battista sottolinea loro che il suo è stato unicamente un ruolo preparatorio della missione di Gesù.

Gv 3,29

« Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena.»

Giovanni Battista utilizza qui l'immagine nuziale, che nella tradizione profetica è già stata più volte applicata ai rapporti tra Dio ed Israele (per esempio, i profeti definiscono sovente il popolo come: “la sposa di Dio”).
Adesso, a seguito del fatto che il “Verbo si fece carne” (Gv 1,14), il popolo di Israele deve essere pronto per il “matrimonio” nuovo ed eterno (la nuova Alleanza) con lo sposo, cioè con Gesù il quale, essendo inviato da Dio, è colui al quale appartiene la sposa, cioè il popolo di Israele.

Gv 3,30

« Lui deve crescere; io, invece, diminuire.»

Così come “l'amico dello sposo” (Gv 3,29) ovviamente sbaglierebbe se volesse prendere per sé la “sposa”... anche Giovanni sbaglierebbe se volesse prendere per sé la “sposa-popolo di Dio”, perché in quel caso usurperebbe il posto di Cristo.
Ma il Battista non lo vuole affatto, e per questo dice "Lui (Gesù) deve crescere; io, invece, diminuire".
Il termine "deve" sta qui ad indicare una realtà necessaria, voluta da Dio, in relazione allo svolgersi della storia della salvezza, in quel preciso momento.

Gv 3,31

« Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.»

Alla figura di Nicodèmo - che dopo aver ascoltato le parole di Gesù si è praticamente dileguato (cfr. Gv 3,1-11) - fa da contraltare quella di Giovanni il quale, dopo aver dichiarato la superiorità dello sposo-Cristo (Cfr.Gv 3,28-30), inizia adesso la sua proclamazione di fede in Lui... utilizzando qui una forma espressiva che richiama quella usata in precedenza dallo stesso Gesù (Gv 3,6).

Gv 3,32

« Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza;»

Esprimendosi con un'analogia che trae spunto dall'umana esperienza del “vedere” e dell'“udire”, Giovanni Battista si riferisce a Colui che “viene dal cielo” (Gv 3,31) dicendo che "Egli attesta ciò che ha visto e udito"... ovvero testimonia ciò che soltanto Lui, e nessun altro al di fuori di Lui, conosce direttamente da Dio.

Gv 3,33

« chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero.»

Dopo aver ricordato i molti che non prestano fede alle parole di Gesù (Cfr. Gv 3,32), Giovanni adesso si riferisce a chi ne accetta la testimonianza, ovvero a coloro che fanno eccezione al rifiuto generalizzato con il quale l'umanità reagisce al messaggio di Cristo, e accolgono la Sua parola illuminante e salvatrice.
Chi da' questa risposta favorevole, conferma che Dio è veritiero, nel senso che suggella con la propria fede il personale impegno a vivere questa verità, portando a piena realizzazione il disegno di Dio in favore dell'essere umano.

Gv 3,34

« Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.»

Poiché Colui (Gesù) che Dio ha mandato è un tutt'uno con il Padre, Lui dice le parole di Dio, a sottolineare come sia dunque Dio stesso a parlare in Gesù.
Diversamente da quanto era successo fino ad allora - con la Parola divina che si era manifestata attraverso la mediazione dei profeti - il Figlio non è soltanto mediatore ma, ben di più, Egli è espressione diretta del Padre.

Gv 3,35

« Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.»

Il fondamento di tutto ciò che Gesù compie, è costituito dall'eterna realtà qui ricordata da Giovanni Battista: Il Padre ama il Figlio
E' significativo osservare come il termine “Dio” usato nei versetti precedenti, in questa frase lasci il posto all'ancor più esplicito "Padre", a rimarcare l'intensità dell'amore di Colui che al Figlio... ha dato in mano ogni cosa, ovvero la totalità della Conoscenza salvifica da manifestare all'umanità.

Gv 3,36

« Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui".»

A differenza dell'Antica Alleanza stabilita da Dio con il popolo di Israele - nella quale la salvezza veniva messa in relazione con la fedeltà ai comandamenti della Legge - nella Nuova Alleanza, suggellata dall'incarnazione del Verbo, è chi crede nel Figlio (che) ha la (salvezza della) vita eterna.
Il Battista annuncia dunque che ai fini della salvezza l’unica “opera” necessaria è quella di credere in Gesù, mentre chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita.