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Guarigione di un infermo alla piscina di Betzatà (Gv 5,1-18)

Nei primi quattro capitoli l'evangelista ci ha parlato degli inizi dell'attività di Gesù e, narrandoci i dialoghi da Lui intrattenuti individualmente con i diversi personaggi, ci ha fornito una prima presentazione della Sua persona e della Sua missione... osservati da differenti punti di vista.
A partire da questo 5° capitolo - e fino alla fine del 12° - Gv ci parla invece dell’attività pubblica di Gesù rivolta a gruppi di persone, le quali manifestano nei Suoi confronti una contestazione crescente.
La “scintilla” che accende la reazione intollerante dei Giudei nei confronti di Gesù è proprio l'avvenimento che l'evangelista sta per raccontarci, nel quale il Cristo guarisce un infermo che si trovava ai bordi della piscina di Betzatà.

Segue: Gv 5,1

Gv 5,1

« Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a  Gerusalemme.»

Raccontando che Gesù salì a Gerusalemme, Gv non indica quale sia la festa dei Giudei che si stava svolgendo, e così ottiene il risultato di mantenere l'attenzione dei lettori concentrata sul tema religioso del “sabato”, al quale si sta per riferire l'insegnamento di Gesù.

Gv 5,2

« A Gerusalemme, presso la porta* delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà**, con cinque portici,»

La ripetizione del nome Gerusalemme, citato due volte nei primi due versetti di questo capitolo, ha la funzione di evidenziare che è proprio questa città lo “scenario” dei crescenti contrasti che di qui in avanti caratterizzeranno l'incontro-scontro di Gesù con le autorità religiose giudaiche... diversamente dalla tradizione sinottica, che invece inscena lo sviluppo di questi contrasti nella città di Cafarnao, sulla riva settentrionale del lago di Galilea.

Gv 5,3-4

« sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici, *che aspettavano il moto dell'acqua.
**Un angelo infatti in certi momenti scendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.»


L'evangelista descrive la situazione generalizzata di miseria esistente sotto i portici dove giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Tutta la parte qui evidenziata in verde, comprendente la fine del 3° versetto (*) e la totalità del quarto (**), è “invisibile” nelle numerose edizioni bibliche che non la riportano, a seguito del fatto che parecchi studiosi la ritengono un'aggiunta effettuata a posteriori da alcuni copisti.

Gv 5,5

« Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.»

Nel contesto della folla di malati che giacciono sotto i portici, l'evangelista porta la nostra attenzione su un uomo la cui malattia si protrae da ben trentotto anni.
Mentre nella lettura letterale questa precisazione ha la funzione di dare rilevanza alle “dimensioni” del miracolo che Gesù sta per compiere... nella lettura simbolica il numero trentotto richiama un passo del Deuteronomio, nel quale si racconta che il popolo d'Israele, uscito dall'Egitto, errò per "trentotto anni" (Dt 2,14) nel deserto.

Gv 5,6

« Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: "Vuoi guarire?".»

Nella sua narrazione della scena, Gv ci dice che a prendere l'iniziativa è Gesù il quale... vedendolo giacere... rivolge per primo la parola all'infermo dicendogli Vuoi guarire?.

Gv 5,7

« Gli rispose il malato: "Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. 
Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me".»

La domanda di Gesù provoca nell'infermo una risposta nella quale lui ammette la sua misera condizione Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita.
Evidentemente questo infermo si trova abbandonato a sé stesso e le sue parole... oltre ad esprimere desolazione... rivelano che lui è ancora ignaro di chi sia in realtà Colui che gli sta parlando.

Segue: Gv 5,8-9

Gv 5,8-9

« Gesù gli disse: "Alzati, prendi la tua barella e cammina".
E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato.»


Anziché assecondare la richiesta di quell'uomo, che avrebbe aspirato ad essere aiutato ad immergersi prima degli altri “nella piscina quando l'acqua si agita” (Gv 5,7), imperiosamente Gesù gli ordina Alzati, prendi la tua barella e cammina.

Gv 5,10

« Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: "È sabato e non ti è lecito portare la tua barella".»

Di fronte a quell'infermo che era stato guarito... i Giudei, invece di gioire per la sua salute miracolosamente recuperata, si mostrano interessati unicamente alla violazione della norma religiosa, e così gli dicono E' sabato e non ti è lecito portare la tua barella.

Gv 5,11-12

Ma egli rispose loro: "Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi la tua barella e cammina".
Gli domandarono allora: « Chi è l'uomo che ti ha detto:  “Prendi e cammina”? »


Questa risposta del miracolato, che appare dettata dall'intento di sgravarsi dalla responsabilità della trasgressione imputatagli dai suoi interlocutori, ottiene l'effetto di spostare tutta la loro attenzione su Colui che mi ha guarito... perché è stato Lui a dirgli Prendi la tua barella e cammina.

Gv 5,13-14

« Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: "Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio".»


L'infermo che era stato guarito non può dire ai Giudei chi l'ha risanato, perché non ne conosce il nome. Subito dopo aver compiuto quel miracolo Gesù infatti si era allontanato, perché vi era folla in quel luogo.
Però, a distanza di poco tempo Gesù incontra di nuovo il miracolato nel tempio, cioè nel luogo sacro dal quale quell'uomo era stato escluso proprio a causa della sua malattia, che lo aveva costretto ad aggregarsi alla folla degli altri infermi nel luogo semi-pagano della “piscina delle pecore” (Gv 5,3).

Gv 5,15-16

« Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.
Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.»


In risposta al monito che Gesù gli ha rivolto all'interno del Tempio, quell'uomo si reca dai Giudei dicendo loro che era stato Gesù a guarirlo, e mostra così di avere accolto le Sue parole di vita.
Peraltro... è proprio questa sua testimonianza ad innescare la persecuzione dei Giudei nei confronti di Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Gv 5,17

« Ma Gesù disse loro: "Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco".»

Nella tradizione sinottica, la risposta data da Gesù alle contestazioni che Gli erano state rivolte per le Sue violazioni del riposo sabbatico, erano rimaste sul piano dell'interpretazione della Legge... ed il principio da Lui affermato "il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato" (Mc 2,27) sanciva la superiorità dell'essere umano rispetto alle prescrizioni religiose che pertanto, in certi casi, potevano e dovevano essere superate.

Gv 5,18

« Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.»

L'avversione nei confronti di Gesù, che a più riprese è già emersa in alcuni degli episodi fin qui narrati dall'evangelista, adesso raggiunge punte drammatiche, visto che i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo.