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Epilogo (Gv 21,1-25)

Subito dopo la conclusione posta da Gv alla fine del precedente capitolo (Cfr. Gv 20,30-31), il Vangelo sorprendentemente prosegue con questo 21° capitolo che, come stiamo per vedere, conduce ad un'altra conclusione.
Si tratta di una parte che evidentemente è stata scritta da mani diverse rispetto a quella dell’evangelista, e che compare in tutti gli antichi manoscritti.

Gv 21,1

« Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così:»

Già a partire dal fatto che si svolge sulle rive del mare di Tiberiade (altrimenti denominato “lago di Galilea”) dove in precedenza aveva avuto luogo il miracolo della moltiplicazione dei pani (Gv 6,1)... questo nuovo episodio rivela il suo “sapore” teologico marcatamente “eucaristico”.

Gv 21,2

« si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.»

I discepoli qui presentati sono sette, un numero che di per sé indica la totalità... e che si presta dunque ad essere inteso anche quale riferimento all'intera comunità dei discepoli:
A tutti loro è rivolto il messaggio che il Risorto sta per manifestare.

Gv 21,3

« Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: "Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.»

Mentre l'ultima scena del 20° capitolo aveva presentato i discepoli che si trovavano a Gerusalemme (Gv 20,19ss), qui li ritroviamo ora in Galilea (cfr.Mc 16,7; Mt 28,7) come se avessero fatto ritorno alle loro antiche occupazioni… anziché attivarsi per mettere subito in pratica le indicazioni date da Gesù, quando aveva detto a loro: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21).

Gv 21,4

« Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.»

Con l'arrivo del nuovo giorno, si rende palese una contrapposizione simbolica tra la notte che si è appena rivelata infruttuosa... e le luci dell’alba, che portano in evidenza la presenza di Gesù... sulla riva.
I discepoli, però, non si accorgono che si tratta proprio di Lui.

Gv 21,5

« Gesù disse loro: "Figlioli, non avete *nulla da mangiare?". Gli risposero: "No".» 

Pur già sapendo che la risposta dei discepoli sarà negativa… Gesù pone questa domanda, che suscita in loro la presa d’atto dell’insuccesso della pesca notturna.
Nel testo della Bibbia di Gerusalemme che stiamo leggendo, il termine “prosphágion” (usato dal redattore) è stato tradotto con nulla da mangiare”.

Gv 21,6

« Allora egli disse loro: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.»

Gesù dà indicazione ai suoi discepoli di gettare la rete dalla parte destra della barca, cioè in quella direzione “destra” che, biblicamente, sta ad indicare la parte di Dio (Cfr. Is 63,12; Sal 109,31).
Non appena seguono questa sua indicazione, la rete si gonfia “e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci”.

Gv 21,7

« Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "È il Signore!". Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.»

Così come aveva già dimostrato in precedenza, quando era giunto prima di Pietro al Sepolcro (cfr. Gv 20,4), e prima di lui aveva “visto e creduto” (Cfr. Gv 20,8)... anche in questa occasione il discepolo che Gesù amava precede Pietro nella comprensione della realtà, e per primo si accorge che quell’uomo sulla riva "È il Signore!".

Gv 21,8-9

« Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.»

Non appena i discepoli mettono piede a terra vedono un fuoco di brace sul quale già sta cuocendo del pesce e del pane che Gesù ha preparato per loro.

Gv 21,10-11

« Disse loro Gesù: "Portate un po' del pesce che avete preso ora".
Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.»

Gesù chiede ai discepoli di portarGli un po’ del pesce che hanno appena pescato e, pur se si tratta di una richiesta rivolta a tutti, è Simon Pietro  che prende l’iniziativa di salire sulla barca, a comprova del fatto che su di lui è incentrato l'intero episodio (Cfr. lettura di Gv 21,9).

Gv 21,12

« Gesù disse loro: "Venite a mangiare". E nessuno dei discepoli osava domandargli: "Chi sei?", perché sapevano bene che era il Signore.»

In una scena che evoca anche l’episodio di Emmaus narrato da Luca, nel quale i discepoli aprirono i loro occhi e riconobbero Gesù nel momento in cui Lui spezzò il pane e lo diede a loro (Cfr. Lc 24,30)… anche qui, al momento in cui il Risorto invita i discepoli a mangiare il pane e il pesce, leggiamo che loro sapevano bene che era il Signore.
In “trasparenza”, si può cogliere un' allusione al banchetto eucaristico (Cfr. Gv 21,13), con il quale il Cristo manifesta la sua divina presenza nell’amore che si fa dono.

Segue: Gv 21,13

Gv 21,13

« Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.»

Il gesto qui compiuto da Gesù evidenzia l’atmosfera eucaristica di questo passo, che di fatto costituisce un parallelo del pasto pasquale riscontrabile nella narrazione lucana (Lc 24,30), e ricordato negli Atti (At 10,41).

Gv 21,14

« Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.»

Non essendo stata fatta all’inizio del capitolo, questa annotazione… “era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli”… appare qui inserita in modo anomalo all’interno del brano.
Questa stranezza suggerisce una lettura simbolica sia dell’espressione  “terza volta”, che evoca il significato di completezza e perfezione del numero 3… sia delle parole “risorto dai morti”, che possono essere intese come un'accentuazione dell’atmosfera eucaristica già evocata dal precedente versetto.

Gv 21,15

Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?".
Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". 

Gli disse: "Pasci i miei agnelli".

Dopo che si è conclusa la narrazione dell’apparizione del Risorto ai discepoli, inizia qui il racconto di un suo dialogo con Simon Pietro  al quale Gesù si rivolge chiamandolo “Simone di Giovanni”.
Tale espressione evoca il fatto che, in qualche misura, lui è ancora il figlio spirituale di Giovanni Battista (Cfr. Gv 1,42) … non avendo ancora portato a termine il passo necessario per giungere ad essere pienamente figlio spirituale di Gesù.

Gv 21,16

« Gli disse di nuovo, per la seconda volta: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami?". 
Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". 
Gli disse: "Pascola le mie pecore".»

Come abbiamo visto nel versetto precedente, la struttura di questo brano rievoca il triplice rinnegamento di Pietro, ed il passo in cui ci troviamo… nel quale Gesù ripete per la seconda volta la sua domanda e Simon Pietro replica la sua risposta... funge da preambolo al versetto successivo.

Segue: Gv 21,17

Gv 21,17

« Gli disse per la terza volta: "Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?".
Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: Mi vuoi bene?, e gli disse: "Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene". 

Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecore.»

Di fronte alla solita domanda, ripetuta da Gesù per la terza volta, il discepolo rimane addolorato perché, evidentemente, vi coglie un riferimento al suo triplice rinnegamento.
La sua risposta lascia così trasparire il cambiamento interiore che è avvenuto in lui rispetto al momento in cui aveva presuntuosamente affermato di voler seguire il Maestro, dicendoGli “Darò la mia vita per te!” (Gv 13,37)… nell'occasione in cui era stato subito smentito da Gesù con la predizione di ciò che effettivamente sarebbe successo di lì a poco (Cfr. Gv 13,38; Gv 18,17.25.27).

Gv 21,18-19

« In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi". 
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: "Seguimi".» 

Subito dopo aver narrato l’episodio in cui Gesù per tre volte ha affidato a Simon Pietro l’incarico di pascere le sue pecore, quale riabilitazione del suo precedente triplice rinnegamento... in questo passo il redattore riporta la profezia della morte del discepolo.
Essa viene annunciata da Gesù mediante una sorta di parabola nella quale il contrasto tra l’autonomia della giovinezza e la forzata dipendenza della vecchiaia evoca la condizione che il discepolo dovrà affrontare nella seconda parte della sua vita, quando dovrà affrontare anche la prigionia prima della morte.

Gv 21,20-21

« Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: "Signore, chi è che ti tradisce?".
Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: "Signore, che cosa sarà di lui?".»

In conclusione dell’episodio nel quale il Risorto ha “riabilitato” Pietro,  il redattore annota che quest’ultimo “vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava”.

Gv 21,22

Gesù gli rispose: "Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi".

Riferendosi al "discepolo che Gesù amava", Pietro ha appena chiesto al Risorto che cosa ne sarà di lui, e Gesù gli risponde dicendogli che la sorte di quel discepolo non è affar suo, e poi gli ripete “Tu seguimi”.
In questo modo, Gesù fa capire a Pietro che la sua unica preoccupazione deve essere quella di seguirLo accettandone tutte le conseguenze, compresa la prospettiva del martirio (Cfr. Gv 21,18)… senza interessarsi riguardo alla sorte diversa riservata all’altro discepolo: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?”.

Gv 21,23

« Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto.
Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: "Se voglio che rimanga finché io venga, a te che importa?".»

Il redattore smentisce qui una diceria che si era diffusa tra i fratelli (ovvero tra i membri della comunità cristiana giovannea), secondo la quale il discepolo che Gesù amava non sarebbe morto, ma sarebbe invece vissuto fino alla Parusia del Signore.