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Gesù sale a Gerusalemme per la festa e insegna (7,1-36)

Con l'inizio di questo settimo capitolo si apre una parte del Vangelo (che giunge fino alla fine dell'undicesimo) nella quale vengono narrati gli avvenimenti compresi tra la definitiva partenza di Gesù dalla Galilea... e la sua ultima settimana di vita terrena a Gerusalemme.
Durante lo svolgersi del suo ministero pubblico in Giudea,  i ripetuti interventi delle autorità religiose che vogliono contrastare Gesù costituiscono di fatto il loro “processo” nei suoi confronti... ed in ciò Gv si differenzia dai Sinottici, che inseriscono invece questo processo dopo il suo arresto.

Gv 7,1

« Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva* più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.»

La narrazione dell'evangelista riprende adesso con il racconto di Gesù (che) se ne andava per la Galilea.
Invece del non voleva riportato da questa edizione biblica, gli estensori della Bible de Jérusalem scrivono che Gesù non poteva*... nel senso che non era libero di recarsi in Giudea dove si trovavano coloro che Lo avevano minacciato di morte.

Gv 7,2

« Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne; »

La scena qui descritta si svolge verso l'inizio dell'autunno, in quel periodo dell'anno (settembre-ottobre) in cui veniva celebrata la Festa “delle Capanne”.
Come già era accaduto in una precedente occasione (cfr. Gv 2,13), l'evangelista palesa il suo cristiano distacco dai contenuti religiosi di questa tradizionale celebrazione ebraica, definendola la festa dei Giudei.

Gv 7,3

« i suoi fratelli gli dissero: "Parti di qui e va' nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi".»

Nella tradizione biblica (ed in Oriente ancora oggi) la parola fratelli indicava non soltanto i figli di un'unica madre, ma anche i parenti prossimi, ed è questo il concetto di cui bisogna tener conto leggendo le parole con le quali l'evangelista scrive che i suoi fratelli gli dissero: “Parti di qui e va' nella Giudea”.

Gv 7,4

« Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!".»

I “fratelli” (Gv 7,3), ovvero i parenti di Gesù, sono evidentemente rimasti colpiti dalle sue opere... e secondo una normale logica umana gli dicono Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!.

Gv 7,5

« Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui.»

Nominandoli per l'ultima volta in questo suo Vangelo, Gv rileva l'incredulità dei fratelli di Gesù, i quali Gli hanno appena detto: “manifesta te stesso al mondo” (Gv 7,4) … pensando che se Lui mostrasse dei prodigi eclatanti al popolo della Giudea, raggiungerebbe fama e potere sociale.

Gv 7,6

« Gesù allora disse loro: "Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto".»

Questa risposta di Gesù ai “suoi fratelli” (cfr. Gv 7,3.5), cioè al clan dei suoi parenti di Nazaret, sta ad indicare che il momento della sua salita a Gerusalemme è determinato da Dio.
Per questo Lui dice a loro "Il mio tempo non è ancora venuto".
Per indicare questo tempo di cui parla Gesù... l'evangelista usa il termine greco kairos, che è necessario tenere ben distinto dall'altro vocabolo... khrónos... che designa invce il naturale scorrere del tempo, attimo dopo attimo.

Gv 7,7

« Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive.»

Il mondo *... dice Gesù riferendosi agli esseri umani che rifiutano la sua divina rivelazione... non può odiare voi, ma odia me.
In questo modo Lui evidenzia ai suoi parenti nazaretani che quel mondo al quale loro Lo avevano invitato a manifestare il suo potere di compiere prodigi (cfr. Gv 7,4)... è in realtà succube dell'inganno satanico (cfr. Gv 12,31; Gv 14,30; Gv 16,11) e, pertanto, è schierato contro di Lui.

Gv 7,8

« Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto".»

Dicendo ai suoi parenti prossimi io non salgo a questa festa, che è la “Festa delle Capanne”, Gesù fa riferimento al fatto che la sua  “salita” a Gerusalemme nel tempo* per Lui stabilito dal Padre, non può ancora avvenire.
Lui dice infatti "il mio tempo non è ancora compiuto", perché sa che lo stesso Padre non L'ha ancora chiamato a fare quel passo... decisivo per il compimento della sua missione... che Lui infatti farà la primavera successiva in occasione del suo conclusivo viaggio verso Gerusalemme, quando vivrà la Pasqua della sua morte terrena e della sua resurrezione.

Segue: Gv 7,9-10

* Gv scrive "kairos" (cfr. lettura Gv 7,6)

Gv 7,9-10

« Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea.
Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui; non apertamente, ma quasi di nascosto.»


Ad una prima lettura può apparire "contraddittorio" questo comportamento di Gesù il quale... dopo aver rifiutato l'invito di salire alla festa rivoltoGli dai suoi “fratelli” (cfr. Gv 7,8)...  vi si reca in un secondo tempo, a loro insaputa.

Gv 7,11

« I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: "Dov'è quel tale?".»

Prima di parlarci del momento in cui Gesù giungerà al Tempio per insegnare (Gv 7,14), l'evangelista ci prepara indicando la scena che ha luogo a Gerusalemme:
I Giudei intanto lo cercavano.
Questi Giudei, che Gv distingue dalla folla (Gv 7,12), sono le autorità religiose ostili a Gesù, le quali di certo non Lo cercano con buone intenzioni.

Gv 7,12

« E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui. Alcuni infatti dicevano: "È buono!". Altri invece dicevano: "No, inganna la gente!".»

Nel frattempo, anche la folla discuteva animatamente di Gesù, ma lo faceva sottovoce, perché si trattava di un argomento “scottante” sul quale c'era il rischio di assumere posizioni compromettenti agli occhi dei Giudei.

Gv 7,13

« Nessuno però parlava di lui in pubblico, per paura dei Giudei.»

L'evangelista mette qui a fuoco il motivo per cui la folla parlava sottovoce, e tutti evitavano di esprimersi apertamente in pubblico: per paura dei Giudei, ovvero a causa del clima di oppressione che le autorità religiose giudaiche avevano instaurato in Gerusalemme, in conseguenza del quale non era concesso al popolo di manifestare apertamente le proprie idee.

Gv 7,14

« Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare.»

Compiendo un'azione che per i Giudei non può che avere il sapore della provocazione... nel cuore della settimana in cui si svolgeva la Festa delle Capanne Gesù salì al tempio e si mise a insegnare.

Gv 7,15

« I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: "Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?".»

I Giudei
reagiscono con sorpresa alle parole di Gesù, chiedendosi come mai Lui potesse conoscere le Scritture... senza aver studiato.
Questa loro reazione non va intesa nel senso che loro fossero stupiti di fronte al suo sapere inspiegabile, quanto invece nel senso che erano sorpresi del fatto che Lui si trovasse ad insegnare nel Tempio, senza aver avuto una formazione scolastica adeguata, che attestasse che Lui conosceva le Scritture.

Gv 7,16

« Gesù rispose loro: "La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato.»

Anziché difendersi con un argomento teso a dimostrare la sua conoscenza delle Scritture, Gesù sposta il piano del discorso dicendo La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato.
In questo modo, Lui fa riferimento alla sua origine divina, che Gli permette di attestare “ciò che ha visto e udito” (Gv 3,32; cfr. Gv 8,26.28) direttamente dal Padre.

Gv 7,17

« Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso.»

Poiché Gesù si rifà direttamente al Padre, che è la Fonte della Parola divina, non è grazie allo studio delle Sacre Scritture che è possibile riconoscere la veridicità della dottrina da Lui manifestata.
Le Scritture non sono infatti una espressione diretta della Parola divina, bensì una sua espressione mediata, che è passata attraverso gli autori che le hanno scritte.

Gv 7,18

« Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c'è ingiustizia.»

Continuando a rispondere all'obiezione che i Giudei Gli hanno rivolto... ovvero di insegnare nel tempio “senza avere studiato” (Gv 7,15) le Scritture... Gesù sottolinea adesso un ulteriore aspetto che permette di riconoscere come il Suo insegnamento provenga dal Padre.
Lui fa infatti riferimento ad un principio che anche i suoi interlocutori conoscono, e che è valido per qualsiasi inviato di Dio:

Gv 7,19

« Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?".»

Ai Giudei che stavano contestando il fatto che Lui insegnasse nel tempio, Gesù adesso dice Non è stato forse Mosè a darvi la Legge ?... e poi continua richiamando il concetto già espresso in precedenza (cfr. Gv 5,45), ovvero che è Mosè stesso a farsi loro accusatore perché nessuno di loro osserva la Legge!

Gv 7,20

« Rispose la folla: "Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?".»

Riportando questa risposta che si leva dalla folla, che chiede “Chi cerca di ucciderti?”, l'evangelista ci dice che l'opinione pubblica non era al corrente dell'intenzione omicida manifestata dalle autorità religiose nei confronti di Gesù (Gv 7,19; cfr. Gv 5,18).