L'evangelista inizia adesso a raccontare il celebre episodio di Cana, che costituisce la prima concretizzazione di quanto Gesù ha appena anticipato a Natanaèle, e cioè “che avrebbe visto cose più grandi di queste” (Gv 1,50).
Tale promessa diviene realtà già durante questa festa di nozze, al termine della quale... come vedremo... i discepoli cominceranno a credere in Gesù (Gv 2,11), a seguito del primo di una serie di “segni”* mediante i quali il Verbo incarnato manifesterà la Sua gloria.
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Gv 2,1
« Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù.»
L'evangelista inizia la narrazione di questo episodio con un'espressione, "il terzo giorno", che non va qui considerata in un ordine soltanto cronologico, ma anche nel suo “respiro” teologico collegato alla tradizione religiosa ebraica, per la quale il "terzo giorno" è il giorno in cui il Signore si manifestò per sancire l'Alleanza sinaitica con il popolo di Israele (Es.19,16-18).
L'evangelista inizia la narrazione di questo episodio con un'espressione, "il terzo giorno", che non va qui considerata in un ordine soltanto cronologico, ma anche nel suo “respiro” teologico collegato alla tradizione religiosa ebraica, per la quale il "terzo giorno" è il giorno in cui il Signore si manifestò per sancire l'Alleanza sinaitica con il popolo di Israele (Es.19,16-18).
Gv 2,2-3
« Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno vino".»
Mentre Sua madre “c'era” (Gv 2,1) già alla festa, l'evangelista narra che Gesù con i suoi discepoli ... fu invitato alle nozze, e questa circostanza sta a delineare una fondamentale distinzione: diversamente dalla madre, Gesù non appartiene infatti a queste nozze, che simbolicamente rappresentano l'Alleanza antica... ma interviene quale portatore dell'Alleanza nuova.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno vino".»
Mentre Sua madre “c'era” (Gv 2,1) già alla festa, l'evangelista narra che Gesù con i suoi discepoli ... fu invitato alle nozze, e questa circostanza sta a delineare una fondamentale distinzione: diversamente dalla madre, Gesù non appartiene infatti a queste nozze, che simbolicamente rappresentano l'Alleanza antica... ma interviene quale portatore dell'Alleanza nuova.
Gv 2,4
« E Gesù le rispose: "Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora".»
Gesù inizia a rispondere usando un termine, "Donna", che un uomo semita non impiega mai parlando di sua madre... e questa “stranezza” svela il suo significato all'interno del piano simbolico di questo Vangelo, nel quale emergono le figure di tre donne “spose” di Dio:
- Sua Madre, che rappresenta la sposa-Israele (e precisamente la parte del popolo che è rimasta fedele a Dio)...
- La Samaritana, che rappresenta la sposa che si era allontanata e che Cristo “riconquista” con il Suo amore...
- Maria di Magdala, che rappresenta la nuova sposa costituita dalla comunità dei discepoli di Cristo.
Gesù inizia a rispondere usando un termine, "Donna", che un uomo semita non impiega mai parlando di sua madre... e questa “stranezza” svela il suo significato all'interno del piano simbolico di questo Vangelo, nel quale emergono le figure di tre donne “spose” di Dio:
- Sua Madre, che rappresenta la sposa-Israele (e precisamente la parte del popolo che è rimasta fedele a Dio)...
- La Samaritana, che rappresenta la sposa che si era allontanata e che Cristo “riconquista” con il Suo amore...
- Maria di Magdala, che rappresenta la nuova sposa costituita dalla comunità dei discepoli di Cristo.
Gv 2,5
« Sua madre disse ai servitori: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela".»
Scrivendo "Sua madre", l'evangelista utilizza per la terza volta in questo brano il termine madre per cui... conformemente al significato di completezza che il numero 3 assume nella simbologia ebraica... Gv fa capire che ci troviamo nel momento in cui il ruolo di Maria, in questa specifica situazione, si esprime compiutamente:
Lei si rivolge qui ai servitori, cioè a coloro che sono indicati dall'evangelista con un vocabolo greco, "diakonos", designante chi si dispone volontariamente al servizio, e non invece chi è obbligato a servire.
Scrivendo "Sua madre", l'evangelista utilizza per la terza volta in questo brano il termine madre per cui... conformemente al significato di completezza che il numero 3 assume nella simbologia ebraica... Gv fa capire che ci troviamo nel momento in cui il ruolo di Maria, in questa specifica situazione, si esprime compiutamente:
Lei si rivolge qui ai servitori, cioè a coloro che sono indicati dall'evangelista con un vocabolo greco, "diakonos", designante chi si dispone volontariamente al servizio, e non invece chi è obbligato a servire.
Gv 2,6
« Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.»
Nella simbologia ebraica tradizionale, il tre indica completezza ed il sette totalità, mentre il sei indica imperfezione... e quest'ultimo significato si presta pertanto ad essere messo in relazione alle sei anfore di cui parla qui l'evangelista.
Le quali anfore non sono di terracotta (come abitualmente erano le brocche per il vino), bensì - dice Gv - di pietra (come di pietra erano le tavole della Legge mosaica), e vengono usate per la purificazione rituale dei Giudei.
Nella simbologia ebraica tradizionale, il tre indica completezza ed il sette totalità, mentre il sei indica imperfezione... e quest'ultimo significato si presta pertanto ad essere messo in relazione alle sei anfore di cui parla qui l'evangelista.
Le quali anfore non sono di terracotta (come abitualmente erano le brocche per il vino), bensì - dice Gv - di pietra (come di pietra erano le tavole della Legge mosaica), e vengono usate per la purificazione rituale dei Giudei.
Gv 2,7
« E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le anfore"; e le riempirono fino all'orlo.»
Le parole di Gesù, che disse ai servitori “Riempite d’acqua le anfore”, denotano il fatto che quelle anfore erano vuote... così come, in metafora, era “vuota” la purificazione celebrata mediante le prescrizioni rituali del Giudaismo, che per il popolo erano ormai diventate un mero adempimento esteriore.
Le parole di Gesù, che disse ai servitori “Riempite d’acqua le anfore”, denotano il fatto che quelle anfore erano vuote... così come, in metafora, era “vuota” la purificazione celebrata mediante le prescrizioni rituali del Giudaismo, che per il popolo erano ormai diventate un mero adempimento esteriore.
Gv 2,8
« Disse loro di nuovo: "Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto". Ed essi gliene portarono.»
Adesso Gesù si rivolge nuovamente ai servitori, dicendo loro: "ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto"... cioè alla figura a cui competeva il ruolo importante di verificare che durante i giorni dello svolgimento della festa non venissero mai meno le provviste.
Ad una prima lettura, appare strano il fatto che proprio l'incaricato alla sorveglianza delle provviste non si sia accorto della mancanza di vino.
Adesso Gesù si rivolge nuovamente ai servitori, dicendo loro: "ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto"... cioè alla figura a cui competeva il ruolo importante di verificare che durante i giorni dello svolgimento della festa non venissero mai meno le provviste.
Ad una prima lettura, appare strano il fatto che proprio l'incaricato alla sorveglianza delle provviste non si sia accorto della mancanza di vino.
Gv 2,9
« Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo »
Quando viene attinta dalle anfore, l' acqua è diventata vino, ma l'evangelista non dà nessuna descrizione del miracolo, che si compie all'insaputa di colui che dirigeva il banchetto... il quale non sapeva da dove venisse.
Nella tradizione ebraica il vino era considerato un dono di Dio, portatore di gioia e segno di prosperità, e la stessa salvezza escatologica... sia nell'Antico (cfr. Am 9,13; Is 25,6) come nel Nuovo Testamento (Cfr. Mt 26,29; Mc 14,25; Lc 22,18)... era rappresentata con l'immagine di un banchetto di nozze nel quale il vino scorreva abbondante.
Quando viene attinta dalle anfore, l' acqua è diventata vino, ma l'evangelista non dà nessuna descrizione del miracolo, che si compie all'insaputa di colui che dirigeva il banchetto... il quale non sapeva da dove venisse.
Nella tradizione ebraica il vino era considerato un dono di Dio, portatore di gioia e segno di prosperità, e la stessa salvezza escatologica... sia nell'Antico (cfr. Am 9,13; Is 25,6) come nel Nuovo Testamento (Cfr. Mt 26,29; Mc 14,25; Lc 22,18)... era rappresentata con l'immagine di un banchetto di nozze nel quale il vino scorreva abbondante.
Gv 2,10
« e gli disse: "Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora".»
L'atteggiamento del direttore del banchetto... sorpreso dalla circostanza che il vino buono sia quello che lo sposo (che qui simboleggia Dio) ha tenuto da parte... finora, rappresenta l'analogo comportamento delle autorità religiose, che saranno anch'esse sorprese dall'azione di Gesù e, simbolicamente, non potranno spiegarsi come l'Alleanza mosaica abbia potuto avere un vino... meno buono rispetto a quello che Dio sta per mettere a disposizione.
L'atteggiamento del direttore del banchetto... sorpreso dalla circostanza che il vino buono sia quello che lo sposo (che qui simboleggia Dio) ha tenuto da parte... finora, rappresenta l'analogo comportamento delle autorità religiose, che saranno anch'esse sorprese dall'azione di Gesù e, simbolicamente, non potranno spiegarsi come l'Alleanza mosaica abbia potuto avere un vino... meno buono rispetto a quello che Dio sta per mettere a disposizione.
Gv 2,11
« Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.»
Il vocabolo segni (in greco sēmeiōn) è uno dei termini caratteristici di Gv, che lui utilizza per mettere in evidenza la necessità di cogliere il “messaggio” insito nei fatti miracolosi operati da Gesù.
Inoltre, l'espressione usata qui dall'evangelista... archēn (inizio) tōn (dei) sēmeiōn (segni)... contiene anche un altro termine assai importante (archēn), con il quale Gv non vuole indicare semplicemente l'inizio di una enumerazione di segni, quanto invece l'origine di un qualcosa di nuovo.
Il vocabolo segni (in greco sēmeiōn) è uno dei termini caratteristici di Gv, che lui utilizza per mettere in evidenza la necessità di cogliere il “messaggio” insito nei fatti miracolosi operati da Gesù.
Inoltre, l'espressione usata qui dall'evangelista... archēn (inizio) tōn (dei) sēmeiōn (segni)... contiene anche un altro termine assai importante (archēn), con il quale Gv non vuole indicare semplicemente l'inizio di una enumerazione di segni, quanto invece l'origine di un qualcosa di nuovo.
Gv 2,12
« Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.»
Narrando che Gesù scese a Cafàrnao, insieme al gruppetto di persone che Lo accompagnavano, l'evangelista conclude il capitolo delle vocazioni dei discepoli e della prima manifestazione ad essi della Sua gloria.
Cafàrnao (dall'ebr. Kĕfar Naḥūm, che significa “villaggio della consolazione”) fu la città della Galilea, sul lago di Gennesaret, nella quale... secondo la tradizione sinottica... Gesù dette inizio alla Sua predicazione e alla Sua attività taumaturgica.
Narrando che Gesù scese a Cafàrnao, insieme al gruppetto di persone che Lo accompagnavano, l'evangelista conclude il capitolo delle vocazioni dei discepoli e della prima manifestazione ad essi della Sua gloria.
Cafàrnao (dall'ebr. Kĕfar Naḥūm, che significa “villaggio della consolazione”) fu la città della Galilea, sul lago di Gennesaret, nella quale... secondo la tradizione sinottica... Gesù dette inizio alla Sua predicazione e alla Sua attività taumaturgica.
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