Gv 3,2

« Costui (Nicodèmo) andò da Gesù, di notte, e gli disse: "Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui". »

Nicodèmo si reca da Gesù e lo fa, scrive Gv, di notte.
Conoscendo lo stile dell'evangelista, questa sua precisazione deve essere letta al di là del mero significato letterale... tanto più che ritroveremo l'identica espressione anche in seguito, quando Gv scriverà “Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte” (Gv 19,39).
Partendo dal rilevare che la notte era il momento della giornata raccomandato dai rabbini per lo studio della Torah... in questo caso essa richiama sia la condizione interiore di Nicodèmo, che non ha ancora riconosciuto la luce di Gesù... sia, in generale, il comportamento di chi intimamente stava avvicinandosi a Cristo, ma lo faceva senza darlo a vedere, per il timore che le sue intenzioni fossero scoperte da quanti restavano invece fedeli al Giudaismo ufficiale.
Riportando le parole di Nicodèmo... Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro... Gv usa il verbo greco “oidamen” (sappiamo), che sta ad indicare la certezza di chi pensa di conoscere la verità... com'è il caso di questo nobile giudeo, che però si renderà presto conto che non è così.
Per il momento... dicendo a Gesù: nessuno può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui, Nicodèmo si rifà alla tradizionale idea giudaica secondo la quale Dio, ascoltando la preghiera dei giusti, concede loro la possibilità di compiere atti miracolosi... legittimandone per conseguenza anche l'insegnamento.
Pertanto, Nicodèmo ha considerazione di Gesù innanzitutto per i miracoli che Lui compie... che dimostrano la Sua vicinanza a Dio e, per conseguenza, anche la potenzialità di dare attuazione ad una illuminata riforma religiosa... ma di certo lui non riesce a cogliere i segni compiuti da Cristo nel loro reale significato, cioè inseriti nel contesto della missione divina del Verbo incarnato.

Segue: Gv 3,3