Gv 4,24

« Dio è spirito, e quelli che lo* adorano devono adorare in spirito e verità".»

La “vera adorazione” di cui Gesù sta parlando è conseguente al fatto che Dio è spirito.
In quanto tale, Lui è anche la “Sorgente” da cui si effonde l'azione del Suo Santo Spirito il quale, unendosi allo spirito del credente che Lo accoglie, consente a quest'ultimo di diventare un “vero adoratore... in spirito e verità” (Cfr.Gv 4,23).
Lo Spirito divino effuso sugli esseri umani è dunque il principio vivificatore dell'intera esistenza di quei discepoli che, accogliendoLo, sono poi chiamati a superare il precedente concetto religioso di “adorazione”... intesa quale lode da rivolgere al Signore soltanto in momenti e luoghi speciali, in attuazione di una rigida separazione tra tempo liturgico e tempo profano.
Andando oltre questa religiosità tradizionale, i veri “adoratori in spirito e verità” sono coloro che orientano la propria esistenza all'accoglienza del Verbo cristico e... grazie allo Spirito divino che rende feconda la loro interiorità... agiscono in verità e si conformano dunque alla rivelazione che Gesù fa del Padre.

Segue: Gv 4,25


“Adorare in spirito e verità”

Pur se nelle comuni edizioni bibliche è frequente trovare la sopracitata traduzione "Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”, è significativo porre qui attenzione a quanto i curatori della “Bibbia di Gerusalemme” (Edizioni Dehoniane, 1998) annotano riguardo alla frase “quelli che lo adorano” (Gv 4,24) :
“Con la grandissima maggioranza dei testimoni greci (tra cui P66 e P75 = Bodmer II e XV) e volg.; BJ con S, D e un ms della vet.lat. ha: “quelli che adorano”; cf.12,20”.
Questa nota esegetica fa riferimento ad una diversa stesura del testo originale greco che compare in molti antichi manoscritti, i quali parlano dunque di “quelli che adorano”... senza che sia indicato Dio quale oggetto specifico dell'adorazione.
Questa importante differenza rimarca ulteriormente come non si parli qui di una adorazione da rivolgere a Dio in senso devozionale-liturgico, come se Lui avesse bisogno di “sentirsi” adorato cultualmente... bensì di una adorazione rivolta all'oggetto esistenziale da realizzare: una vita vissuta in spirito e verità.
Questa espressione costituisce una “endiade”, ovvero una coppia di termini dei quali il secondo è esplicativo del primo e... in questo caso... sta a significare che la “vera adorazione” è tale quando il credente accoglie in sé lo Spirito divino... grazie al quale porta poi la Verità rivelata da Cristo negli atti concreti della propria vita.
In questo senso, l'adorazione in spirito e verità di cui Gesù qui parla… anziché essere un culto che “ascende” dal credente a Dio, prevede primariamente la capacità di accogliere quell'amore divino che il Padre fa “discendere” sull'intera umanità.
Poiché Dio è spirito, Lui vuole infatti che il credente Gli renda culto replicando l'attività propria dello Spirito, che è quella di espandere in spirito e verità la Sua divina energia di Amore, acquisendo così il “potere” di diventare “figli di Dio” (Gv 1,12) mediante la “divinizzazione” della propria umana esistenza.
Conseguentemente... per un cristiano la vera “adorazione” non può per esempio prescindere dalla pratica del comandamento della carità insegnato da Gesù (Gv 13,34-35), vivendo il quale “si fa la verità” (cfr. Gv 3,21) e così si “adora” Dio nell'unico modo a Lui veramente gradito. 
In definitiva... l'unico culto che il Padre richiede è quell'accoglienza del Suo Spirito e quella somiglianza veritiera all'Amore divino che, di fatto, costituiscono l'autentica adorazione in spirito e verità.
Si tratta, evidentemente, di un adorare (in gr. “proskynein”, cioè “prosternarsi”) che non si limita a specifici luoghi liturgici, ma richiede invece un prosternarsi interiore nel Tempio della propria individuale coscienza.
In questo modo... riconducendo l'atto di culto ad una presenza dello Spirito di Dio nell'individuale interiorità di ciascuna persona... il Gesù giovanneo introduce un concetto di culto religioso che nella sua "democraticità" è rivoluzionario... e non poteva essere altrimenti... visto che Cristo stesso è la Vita presente in ogni essere umano (Cfr. lettura di Gv 1,9).

segue: Gv 4,25

Approfondimenti sul concetto "Cristo-Vita":
"Cristo... Vita cosmica"
"Questione vitale"