Gv 1,14b

« e noi abbiamo contemplato la sua gloria, »

Nella tradizione biblica, la “gloria” di Dio era intesa come la manifestazione di Dio stesso, che si rendeva presente con i segni, le opere e la potenza mediante le quali Lui agiva in soccorso del popolo di Israele...
Il “Volto” divino rimaneva peraltro parzialmente velato, tant'è vero che, per esempio, a Mosè che gli chiedeva “Mostrami la tua gloria”, Dio rispondeva: “Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo!” (Es.33,18.20)... e lo stesso dicasi, per fare un altro esempio, nel caso della manifestazione del Sinai quando “La gloria del Signore apparve nella nube” (Es 16,10; 24,17), cioè in modo da non rivelarsi pienamente allo sguardo dell'essere umano.
Con l'incarnazione del Verbo, ci dice Gv, tutto cambia:
Pur se già da prima della nascita di Gesù il Logos eterno di Dio era presente ed operante in modo spirituale mediante la “vita” e la “luce” (Gv 1,4) diffuse nel cosmo... con la nascita di Gesù si determina un nuovo tipo di presenza divina:
La figura umana del Verbo “che si fece carne” (Gv 1,14a) rende infatti possibile l'esperienza di un vero e proprio incontro, al punto che l'evangelista scrive infatti noi abbiamo contemplato la sua gloria.
Nel prosieguo di questo Vangelo vedremo che...  mediante questa sua “concentrazione” nel Verbo incarnato in Gesù... la Gloria divina si è irraggiata da Lui per tutta la Sua esistenza terrena, e questo è un altro degli aspetti che differenziano il messaggio giovanneo dalla tradizione sinottica:
Nelle narrazioni di Marco, Matteo e Luca la manifestazione della Gloria divina in Gesù è infatti individuata in un episodio ben preciso, la “trasfigurazione” (Mc 9,2-8; Mt 17,1-8; Lc 9,28-36), che invece è significativamente assente in questo quarto Vangelo.

Segue: Gv 1,14c

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