Gv 1,29

« Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! »

Dando l'indicazione il giorno dopo, l'evangelista ci fa entrare nel secondo dei giorni che si susseguono... in un crescendo modellato sui sette giorni della creazione descritti nella Genesi.
Il culmine sarà infatti costituito dal 7° giorno nel quale, come vedremo, Gv racconterà l'episodio delle Nozze di Cana (Gv.2,1ss), presentandole come l'annunzio della Nuova Alleanza che completa l'Antica... a richiamare simbolicamente il completamento della creazione genesiaca nel 7° giorno.
Ebbene... l'evangelista ci parla dunque del secondo di questi giorni, quello in cui Giovanni Battista vede Gesù venire verso di lui.
E' questa la prima volta che Gesù fa personalmente la Sua comparsa in questo Vangelo, per cui assume una particolare importanza il verbo venire, che "segnala" questa scena come la realizzazione dell'annuncio profetico di Isaia: “Il Signore viene” (Is 40,10).
Gv ci dice dunque che Dio mantiene fede a questa Sua antica promessa mediante Gesù, che viene verso colui che rappresenta l'esperienza e l'attesa di Israele, cioè il Battista... il quale dice Ecco l’agnello di Dio.
Questa celebre definizione è di particolare importanza, quale richiamo all'agnello che Mosè aveva ordinato agli ebrei di mangiare la notte della Pasqua (Es.12,46ss)... mentre il suo popolo era in procinto di fuggire dalla prigionia egiziana.
La carne di questo agnello avrebbe dato agli ebrei la forza necessaria per camminare verso la libertà... e il suo sangue, apposto come segno di protezione sulle porte delle loro case, li avrebbe preservati dalla morte che in quella notte l’angelo distruttore avrebbe invece portato nelle case degli egiziani.
L'espressione Ecco l'agnello di Dio richiama dunque questa fondamentale vicenda storica di liberazione, e l'evangelista la scrive sapendo che i lettori cristiani di questo suo Vangelo vi avrebbero colto un'allusione alla forza liberatrice del Corpo e del Sangue di Cristo, che Gesù avrebbe poi donato all'umanità attraverso la Sua Passione.
Inoltre, parlando di questo agnello di Dio, il Battista aggiunge che si tratta di colui che toglie il peccato del mondo.
E' importante sottolineare che non si tratta qui dei “peccati”  commessi individualmente dagli esseri umani, bensì di quel peccato del mondo che è costituito, in generale, dalla “cappa” di tenebra che porta il mondo a rifiutare l’amore e la pienezza di vita offerti da Dio ad ogni essere vivente.
In questa concezione di peccato del mondo, rientra per esempio  anche la “miope” mentalità a causa della quale le autorità religiose giudaiche di quel tempo ostacolavano la comunicazione tra Dio e il popolo ebraico e... in riferimento specificamente a Gesù... tale peccato era commesso da quanti si rifiutavano di riconoscerLo come l'inviato di Dio.
Ecco quindi che Gesù viene sulla terra quale agnello di Dio che toglie il peccato del mondo nel senso che la Sua vita e la Sua morte “producono” la liberazione dal male e rimuovono ciò che è di ostacolo nel rapporto tra Dio e l'umanità, rivelando quella pienezza di Luce divina che pone fine al dominio terreno del peccato.
E' inoltre significativo osservare che, nella prospettiva teologica di Gv, l'espressione il peccato del mondo non si riferisce ad una colpa delle origini (il cosiddetto “peccato originale”) e neanche a quei peccati individuali che, per esempio, nella tradizione sinottica Giovanni Battista chiama le persone a confessare... predicando la penitenza e la conversione. 
Ben diversamente da questi concetti teologici, il peccato* fondamentale di cui parla questo Vangelo è il rifiuto della “luce” divina del Verbo, nonché il rifiuto della “vita”* divina che lo stesso Verbo incessantemente offre ad ogni essere umano.

Segue: Gv 1,30

* Vedi nel Glossario le voci:
"Peccato"
"Vita" 
* Nella pagina "Sentiero panoramico" vedi la voce "Espiazione... e Purificazione"


"Ecco l'agnello di Dio"
Nella storia teologica cristiana a questa espressione, “agnello di Dio”, sono stati associati anche vari altri significati, a partire per esempio dall'allusione al “Servo sofferente del Signore” che Isaia presenta come l'agnello condotto al macello, capace di portare su di sé i peccati del popolo (Is.53,4.7) … e che costituisce una figura interpretata poi messianicamente dal Cristianesimo dei primi secoli.
Un'altra tradizionale prospettiva teologica interpreta questo agnello di Dio collegandolo ai significati che l'Ebraismo attribuisce all'immolazione rituale dell'agnello pasquale... in una lettura che trae forza da numerosi altri elementi che troveremo nel prosieguo di questo Vangelo:
Per esempio, la morte di Gesù avverrà nel “giorno della Parasceve” (Gv 19,31), cioè alla vigilia della Pasqua quando all'interno del Tempio di Gerusalemme venivano sacrificati gli agnelli per le celebrazioni della Solennità religiosa... e dopo la Sua morte in croce a Gesù non verrà spezzato alcun osso (Gv.19,36), in maniera corrispondente alla prassi ebraica di non spezzare le ossa dell'agnello pasquale.
Comunque, i significati riconducibili all'espressione agnello di Dio pronunciata dal Battista non si esauriscono ancora in quelli principali, fin qui ricordati.
Tra gli altri, è significativo ricordare che nei secoli precedenti la venuta di Cristo furono scritti molti libri che parlavano della fine del mondo e che, pur non essendo stati poi inseriti nel canone biblico, erano dei testi comunque molto noti in Palestina.
Uno di essi, il Libro di Enoch, è una specie di favola nella quale gli animali fanno una recita mimata della storia che porta alla fine del mondo. In occasione del giudizio finale, in questo libro appare un agnello che ha il ruolo di distruggere tutti i mali della terra.
Significativo è allora il fatto che nell'Apocalisse di Giovanni si trovi un'allusione a questo agnello trionfante della letteratura popolare giudaica, e lo si identifichi con Gesù che, attraverso la sua morte e Resurrezione, trionfa su tutto il male (Ap.7,17; 12,11)...
Poi, il fatto che nel Nuovo Testamento questa identificazione esplicita tra Gesù e l'agnello compaia nei due scritti attribuiti a Giovanni, l'Apocalisse ed il Quarto Vangelo, induce ulteriori considerazioni riguardo alle affinità tra questi due testi, anche dal punto di vista dello stile poetico... che talvolta sfocia in vera e propria poesia (per es. Gv. 1,1-8; Ap. 18,21-24; 19,1-3)
Però, al di là delle somiglianze, sembra esserci una fondamentale differenza tra il genere letterario cosiddetto “apocalittico”, che invita il lettore a proiettare nel futuro le promesse divine... ed il Vangelo di Giovanni che invece, come vedremo nel seguito della narrazione, focalizza l'attenzione sul presente (la cosiddetta “escatologia attuale” del Quarto Vangelo) al punto da poter essere considerato un testo che si propone anche di contrastare proprio la mentalità apocalittica.
Un'ulteriore piano di “lettura”, ad un livello più profondo, può peraltro riavvicinare questi due celebri scritti attribuiti a Giovanni, nella misura in cui si osserva che sia l' “escatologa attuale” del quarto Vangelo... sia l'Apocalisse, che promette ai cristiani la vittoria finale di Dio sulle tenebre... convergono verso lo stesso scopo: “incidere” già adesso questa divina vittoria sulla percezione che i cristiani stessi hanno del presente.
Di fatto... entrambi i testi mirano così all'oggi dei credenti, con l'intento di trasformare in positivo l'eventuale senso di oppressione che i discepoli di Cristo possono provare di fronte all'evidenza del male, che rimane incessantemente all'opera nel mondo.

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