Gv 3,21

« Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.»

Oltre a coloro che rifiutano la “luce” (Gv 3,19-20), ci sono però anche quanti, invece, vengono verso la luce.
Gesù dice che si tratta di chi fa la verità... e la particolarità di questa Sua espressione permette di capire che Lui qui non si sta riferendo a coloro che aderiscono alla verità limitandosi a crederci soltanto da un punto di vista intellettuale-dottrinale...
L'espressione "fare la verità” va infatti intesa nel senso di una piena accoglienza del messaggio vitale del Verbo, che il discepolo assimila in modo tale da rifletterlo poi anche nelle azioni concrete della sua esistenza.
Chi compie questo passaggio interiore... accogliendo nella propria vita la verità di Cristo al punto da farsene anche testimone... si sente attirato sempre di più verso la luce, cosicché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio... cioè conformemente alla Sua verità.

Segue Gv 3,22

P.S. - E' significativo osservare come Gesù... che nel prosieguo di questo Vangelo (Gv.14,6) dirà tra l'altro “io sono la verità” (e non “io ho la verità”)... in questo passaggio individui il suo discepolo in colui che “fa la verità” (e non in colui che “ha la verità”).
Questa forma linguistica è in realtà molto indicativa, nel senso che i discepoli che accolgono questo Suo insegnamento e si propongono di seguire concretamente l'esempio del loro Maestro, non debbono tanto preoccuparsi di “possedere” la verità... bensì innanzitutto di farla, “predicandola” con la propria testimonianza di vita.
Sono pertanto in contraddizione con questo messaggio del Vangelo quanti... preoccupandosi soltanto di “avere” la verità di Cristo... trascurano poi la necessità di farla... e magari, dopo essersi auto-convinti di possedere questa verità, si sentono anche in diritto di condannare e discriminare il prossimo per motivi dottrinali.

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