Gv 20,22

« Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo.»

Dopo aver fatto ai suoi discepoli il dono della pace soprannaturale, funzionale alla missione per la quale li invia nel mondo, Gesù soffia su di loro dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo”.
Si tratta di un atto simbolico che richiama il soffio primordiale con il quale “Il Signore Dio – è scritto nella Genesi - plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.” (Gen 2,7)
Simbolicamente questo “soffio” ha in sé il significato di trasmissione della vita (Cfr. Gv 6,63), che il Risorto attua rendendo partecipi i suoi discepoli dello Spirito Santo che è in Lui… e facendoli così diventare, insieme e grazie a Lui, i fautori della “ri-creazione” dell'umanità.
Tale nuova creazione avrà luogo non in senso materiale, bensì rendendo i credenti persone nuove, mediante la trasmissione anche a loro del dono vitale che i discepoli hanno ricevuto da Cristo.

Segue: Gv 20,23


La “Pentecoste giovannea”

L'allusione, da parte di Gv, all'atto creatore della Genesi...  viene evidenziato dal fatto che, per l’unica volta in questo Vangelo, Gv utilizza qui il verbo greco emphysáō (insufflare), che è lo stesso verbo usato nella  Bibbia dei Settanta per tradurre in greco il termine ebraico “way yip paḥ” (soffiò) contenuto nel sopracitato versetto della Genesi.
Nell’intento dell’evangelista, ciò sta ad indicare che la comunicazione dello Spirito fatta da Gesù glorificato ai discepoli, ha il significato di una nuova creazione che poi, attraverso gli stessi discepoli, si estenderà agli esseri umani che crederanno, facendoli nascere di nuovo e rendendoli partecipi della comunione divina.
A differenza di Paolo, per il quale la “ri-creazione” dell'umanità avrà luogo solo nel futuro. al momento della resurrezione dei morti (Cfr. 1Cor 15,35s), nel messaggio teologico di questo Vangelo tale ri-creazione avviene già nel presente (Cfr. la voce “Escatologia attuale” nel Glossario), grazie al fatto che il Cristo risorto, che ha la vita in Sé stesso, la comunica a quanti credono in Lui (Cfr. Gv 5,21.26), facendoli passare dalla morte alla vita (Cfr. Gv 5,24).
Nella tradizione biblica, l'effusione dello Spirito aveva caratterizzato gli annunci dell'Alleanza escatologica (Cfr. Ger.31,33; Ez 36,26s) per cui l’atto simbolico con il quale Gesù insuffla sui discepoli la vita eterna richiama anche questo tema teologico.
Il brano in cui ci troviamo, ambientato alla sera del giorno di Pasqua, è noto come la “Pentecoste giovannea”, proprio in ragione di questo dono dello Spirito… intimamente collegato alla croce e alla risurrezione.
A differenza della pentecoste lucana, che il racconto degli Atti colloca 50 giorni dopo la Pasqua (Cfr. At 2,1-11), “l’attualizzazione” della Pentecoste giovannea al giorno stesso della Pasqua sottolinea il suo legame immediato con la glorificazione e la resurrezione di Cristo.

Segue: Gv 20,23