Gv 1,39

« Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. »

Ai due discepoli che gli hanno chiesto “dove dimori?” (Gv 1,38), Gesù non risponde designando un luogo, bensì prospettando loro una esperienza da compiere.
Infatti... pur se le Sue parole Venite e vedrete  sono comprensibili anche sul piano fisico, come un invito a porsi al seguito della Sua persona... su un piano più profondo la “dimora” in cui Lui si trova, e alla quale allude, è la Sua “inabitazione” in Dio Padre.
Questo concetto teologico... che incontreremo anche in altri brani di questo Vangelo (Gv 14,2s.23; 15,4s)… costituisce “l'orizzonte” verso il quale Lui vuole elevare lo sguardo dei “due discepoli”, rendendoli partecipi della relazione che Lo unisce al Padre.
In sostanza, dicendo Venite e vedrete Gesù non indica uno spazio bensì una dimensione, dove Lui già si trova e nella quale anche i discepoli possono entrare nella misura in cui, come preciserà in seguito... “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv.14,23).
L'autentico discepolo non può infatti limitarsi a seguire Gesù come potrebbe fare un semplice fedele... magari conformandosi alla condotta spirituale da Lui insegnata... con l'atteggiamento di chi, per esempio, si accontenta di praticare con zelo dei precetti religiosi...
Essere discepoli di Cristo vuol dire invece “venire” verso di Lui, nel significato che questo verbo normalmente assume nel linguaggio giovanneo, e cioè quello di “credere in Lui” con il pieno coinvolgimento della propria vita.
E' questa la premessa che consente poi di “vedere” la Sua “dimora”, cioè la Sua unione con il Padre.
Questo è ciò che vogliono fare i due discepoli che abbiamo incontrato in questo episodio, i quali videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui, cominciando così il cammino che li avrebbe poi portati a fondersi sempre più con la sfera dell'amore divino di Cristo.
Inoltre, l'evangelista precisa che Erano circa le quattro del pomeriggio... scrivendo in realtà, nel testo originale greco: “ēn (era) hōs (circa) dekatē (la decima)”...
Mediante il riferimento a questa “decima” ora (delle quotidiane 12 ore giudaiche) Gv allude al significato di “compimento” biblicamente associato al numero 10... a richiamare la fine del giorno e, con esso, l'inizio di quello successivo:
Sul piano simbolico, il sopraggiungere dei primi discepoli sta infatti ad indicare che un tempo si è concluso... per lasciare il posto all'inizio del “tempo nuovo” che vedrà, grazie al Verbo incarnato, il nuovo compimento del progetto divino sull’umanità.

Segue Gv 1,40